Un futuro in Svezia

Ecco. L’abbiamo fatto. Ce ne andiamo.

Dopo qualche anno fatto di sogni, progetti, speranze, siamo riusciti a prendere la decisione: ce ne andiamo! Il percorso non è stato facile. Pensare a costruire una base economica per mantenersi, cercare un alloggio, studiare il sito dello Skatteverket per capire come muoversi, verificare le scuole per i nostri bimbi, etc. Tutto ha preso forma nel giro di alcuni mesi, alcune questioni da chiudere in patria e poi via. Ora, a pochi giorni dalla partenza, alcune riflessioni sono d’obbligo.

Credo che esistano due tipi di migranti. Coloro che emigrano per necessità, che in patria non hanno più nulla o che addirittura in patria non ci possono nemmeno stare e coloro che invece emigrano per scelta, perché si è ricevuta una proposta di lavoro allettante, per amore o perché il futuro che sognano non lo possono avere in patria. Noi facciamo sicuramente parte della seconda categoria. In Italia avevamo entrambi un lavoro, ma troppe cose alle quali non volevamo rinunciare il belpaese non le poteva e non le può tuttora offrire.

Secondo Wikipedia il termine Fuga di Cervelli (Brain Drain) si riferisce al “fenomeno dell’emigrazione verso paesi stranieri di persone di talento o alta specializzazione professionale”. Questo fenomeno si è decisamente acuito negli ultimi anni, nel 2014 il saldo tra emigrazione ed immigrazione è stato per la prima volta a favore della prima, sono uscite dal paese più persone di quante non ne siano entrate. Dal 2000 al 2012 gli iscritti all’AIRE sono quasi duplicati, ma di questo ne abbiamo già parlato.

Il cosiddetto capitale umano in fuga dall’Italia è, a parer mio solo una parte del danno che il nostro paese sta subendo. Capita spesso che si analizzi il fenomeno da un punto di vista parziale e si stimino le conseguenze nel breve termine. Io ad esempio ho 38 anni, una laurea e un master in una prestigiosa Business School in Italia, ma non credo di potermi considerare un cervello in fuga. L’Italia sopravviverà senza di me e sicuramente non credo di essere colui che porterà il paese scandinavo ai fasti degli anni settanta.

Il vero danno non è misurabile, il vero danno è un futuro che noi emigrati stiamo togliendo al nostro paese di origine. Il vero danno è che stiamo portando via i nostri figli, i quali andranno a costruire il futuro del paese che ci ospiterà. Della loro mancanza l’Italia se ne accorgerà quando forse sarà ormai troppo tardi, purtroppo. La vera ricchezza di un paese è il futuro che questo paese può dare ai propri figli e il sistema italiano sembra finora essere più interessato ad una visione geriatricocentrica della società (passatemi il neologismo), ma quando i giovani italiani saranno troppo pochi per mantenere i vecchi e sarà tardi per modernizzare un paese malato fino all’osso di nepotismo e corruzione? Allora cosa faranno?

Scusate o sfogo di una persona in partenza, una persona delusa, le cui parole sono in gran parte dettate dall’emotività. Perché se è vero che guardo con rammarico e tristezza al passato è altrettanto vero che è con il sorriso che aspetto il futuro.

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