3 libri per imparare lo svedese

Imparare lo svedese non è così difficile, è un’attività che richiede comunque tempo e impegno. Che tu sia in Italia o che tu sia già in Svezia vorrei consigliarti alcuni libri a parer mio molto utili per studiare questa magnifica lingua.

9788820357078Lagom Lätt è probabilmente il più famoso libro di svedese scritto in Italiano. Il livello è A1-A2 del quadro europeo quindi si parte proprio da zero. Anche all’interno dei gruppi di italiani in Svezia su Facebook ne ho sempre sentito parlare bene, e pure noi lo abbiamo usato.

Lo puoi acquistare su Amazon.it

Se ti trovi già in Svezia io partirei con Rivstart che è un testo usato sia all’SFI che alla Folkuniversitet di Stoccolma. In questo caso è possibile acquistare sia il Textbok (libro di testo) che l’Övningsbok (eserciziario). Si parte con il primo volume per i livelli A1-A2 per poi passare al secondo volume per i livelli B1-B2.

Rivstart è sicuramente il più completo strumento che vi sia a disposizione dello studente, è ricco di testi, grammatica, esercizi di comprensione e di ascolto (sul sito nok.se ci sono tutti i dialoghi da ascoltare).

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Lo puoi acquistare facilmente online sul sito di Natur och Kultur oppure in una qualsiasi libreria ben fornita (da Studium International Bookshop in Karlavägen 4 a Stoccolma fanno spesso lo sconto del 10% su questi testi)

Un ulteriore testo molto usato in diverse scuole è Sagor oh Sanningar. Viene considerato libro di testo per il livello D dell’SFI (quindi un B1 circa) ed è ricco di testi ed esercizi di comprensione del testo scritto. È un ottimo strumento per preparare la prova nazionale al termine dell’SFI.

Anche questo lo puoi acquistare direttamente dal sito dall’editore Natur och Kultur.

Buona lettura e se trovi altri testi che ti sono piaciuti non dimenticare di segnalarceli!

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È tempo di andare a scuola

Nella vita di ogni papà arriva il momento di affrontare il tema scuola. Mi sembra ieri il giorno in cui i miei bimbi iniziarono la förskola, quella che in Italiano chiameremmo asilo o scuola dell’infanzia e già oggi ci dobbiamo pensare alla scuola dell’obbligo.

Quando il bimbo o la bimba, qui in Svezia, entrano nel loro sesto anno di vita vengono invitati ad iscriversi in quella che è la förskolaklass, ovvero una sorta di classe di transizione tra l’asilo e le elementari. Per saperne di più sul sistema scolastico svedese leggi questo post di Manuela: il sistema scolastico svedese.

Una lettera del Comune di Stoccolma ci informava che dal 15 gennaio al 15 febbraio  abbiamo la possibilità (dovere, ora che la förskolaklass è obbligatoria) di indicare cinque preferenze in merito alle scuole che vorremmo far frequentare a nostro figlio. Il genitore infatti non sceglie direttamente la scuola (förskolaklass e grundskola) che il bimbo/bimba andrà a frequentare; abbiamo la facoltà di indicare cinque preferenze, sarà poi il comune ha decidere – tra tutte le candidature arrivate alle singole scuole – se il bimbo rientra tra gli aventi diritto o meno.

Ieri sera quindi mi sono incamminato verso l’incontro informativo organizzato da una delle scuole presso le quali vorremmo iscrivere il nostro primogenito. L’informationsmöte (così si chiamano questi incontri) era previsto per le 18.30, ma già alle 17.30 è stato possibile partecipare al tour guidato della scuola organizzato dei ragazzi della terza, quarta e quinta classe (dai 9 agli 11 anni): è stato uno spasso!

Io prima di ieri non ero mai entrato in una scuola svedese e ammetto che è stata un’esperienza bellissima. Esistono aule per lavorare il legno, per fare lavoretti e cucire, esiste un’aula/cucina dove i bimbi imparano a cucinare piatti semplici e a riconoscere i cibi più sani e il loro impatto sulla natura. Ho visitato l’aula dedicata all’educazione musicale all’intero della quale vi erano poste tre batterie, due pianoforti, tastiere, chitarre, etc.

La scuola conta circa 90 dipendenti per circa 470 alunni; il rapporto insegnanti/alunni è di circa 11/12 alunni per insegnante e ciò mi ha colpito parecchio. Pensa che quando io ho fatto le elementari l’approccio educativo era completamente diverso (sia da quello svedese, ma anche da quello italiano di oggi). L’attenzione è oggi più incentrata sullo sviluppo del bambino e la suacapacità di relazionarsi in società piuttosto che sulla trasmissione di nozioni da un adulto ad un non-adulto.

Inoltre in Svezia è possibile (dal primo anno di grundskola quindi dai 7 anni) far studiare la madrelingua (modersmål) ai bambini; ad esempio nel nostro caso i nostri bimbi studieranno italiano a scuola una volta alla settimana in modo che la loro conoscenza della lingua di origine non sia solo parlata, bensì possano anche scrivere in italiano. La rettrice della scuola ieri ha sottolineato con fierezza che all’interno del suo istituto si studiano in totale ben 40 lingue e ciò secondo me è fantastico.

Da genitori eravamo preoccupati di scegliere la scuola migliore per i nostri bimbi, ma ora sappiamo che faremo la nostra scelta più consapevolmente e con maggiore tranquillità.

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Alcune abitudini per imparare lo svedese più velocemente

Imparare una lingua non è semplice; è forse uno degli aspetti più complicati della vita di un emigrato. I Paesi più lungimiranti facilitano il più possibile l’apprendimento della lingua locale consapevoli che questo è il primo passo per una integrazione meno problematica degli immigrati.

Imparare una lingua nuova è un processo lungo che richiede impegno costante nel lungo periodo; richiede una capacità della quale si discute molto negli ultimi anni: la resilienza ovvero la capacità di persistere [nel lungo periodo] nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino (Trabucchi).

Lo stato svedese ad esempio mette gratuitamente a disposizione dei cittadini stranieri un corso di alfabetizzazione suddiviso in tre macro aree:

  1. SFI – Svenska för invandrare
  2. SAS (Grund)
  3. SAS – Svenska som Andraspråk

Appunto perché l’apprendimento di una lingua è un processo lungo e complesso è utile cercare gli strumenti più efficaci raggiungerò l’obiettivo con minor difficoltà.

Questo post nasce dal desiderio di condividere alcuni strumenti e abitudini che mi stanno aiutando durante il mio apprendimento della lingua svedese. Mi preme comunque sottolineare che sono abitudini che possono aiutare se affiancate ad un percorso di studi strutturato.

Leggere

Leggere – e ovviamente comprendere – è uno dei principali aspetti della vita quotidiana di un expat. Decifrare le lettere ricevute dal Comune o dallo Skatteverket (l’Agenzia delle Entrate svedese) è ovviamente uno dei primi scogli da affrontare e allenarsi alla comprensione di un testo scritto è un ottimo modo per mettere in pratica le nozioni acquisite con lo studio.

Un modo semplice per esercitarsi quotidianamente è leggere il giornale. Si può facilmente raccogliere il quotidiano gratuito Metro all’interno delle stazioni della Tunnelbana (la metropolitana di Stoccolma).

Oppure online, sul sito 8 Sidor, si possono leggere le ultime news scritte in uno svedese semplice (lättlästa nyheter )proprio per chi non padroneggia ancora bene la lingua e ha bisogno di fare esercizio e allo tempo tempo tenersi informato.

Per chi come me ama leggere è possibile noleggiare in biblioteca (o in libreria) dei libri della collana Lättäst. Tra i molti titoli è possibile trovare classici come l’Odissea, Il Grande Gatsby o il Richiamo della Foresta; oppure titoli di autori più recenti come Lars Kepler, Henning Mankel, Viveca Sten o Camilla Läckberg.

Ascoltare

Uno degli aspetti più difficili della lingua svedese è stato, per me, capire la pronuncia. Se l’approccio alla lingua scritta può richiamare l’inglese e il tedesco, per quanto riguarda il parlato bisogna sottolineare che lo svedese è un mondo a parte!

Per questo motivo estremamente utile esercitarsi nell’ascoltare e comprendere. Per farlo mi sento di consigliare due diversi approcci. Il primo è guardare la TV svedese e magari seguire qualche bella serie svedese; ce ne sono di bellissime come Arne Dahl (basata sui romanzi dell’omonimo autore), Blue Eyes, Bron (The Bridge, anche se in parte è in danese), etc. In Svezia i programmi, così come i film non vengono doppiati, quindi è necessario limitarsi alle produzioni nazionali o ai cartoni animati per poter fare esercizio di ascolto.

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Un altro utilissimo strumento che ho scoperto da poco è il podcast. Si riescono trovare un’infinità di podcast fantastici in rete, è possibile scaricarli facilmente sullo smartphone e ascoltarli durante il tragitto in metro fino all’ufficio o dopo che si sono accompagnati i figli a scuola.

Io mi sono affezionato a Ewerlöf & Måntröm, Träningspodden e Maratonpodden inerenti al running. A questo link trovi invece i 100 podcast svedesi più popolari oltre ai quali consiglio Sverige Radio på lätt svenska.

Parlare

Parlare è forse uno degli aspetti paradossalmente più difficili. Spesso nelle grandi città ci si trova a frequentare compatrioti con i quali si parla ovviamente la propria lingua madre. In città come Stoccolma è facilissimo trovare persone da tutto il mondo (leggevo alcune settimane fa che il 28% dei residenti nella capitale svedese non è svedese). È quindi facile stringere amicizie con persone non svedesi con le quali spesso è più semplice parlare inglese. Lo svedese medio purtroppo parla un ottimo inglese e lo parla con piacere, quindi questo può essere un ulteriore ostacolo alla pratica dello svedese parlato.

Una soluzione interessante a questo en passe è il cosiddetto språckcafe, ovvero degli incontri organizzati dalle Biblioteche, dai circoli vicini alla chiesa o da gruppi su Meet Up dove è possibile trovarsi con altri immigrati, fare Fika e scambiarsi due parole. Alcuni di questi incontri avvengono proprio con svedesi madrelingua.

Scrivere

Scrivere per me è la parte più noiosa, lo ammetto, quindi grandi consigli non posso proprio darli. Se non si ha l’occasione di esercitarsi sul luogo di lavoro secondo me potrebbe essere una buona idea scrivere alcuni post/tweet sui social network in svedese, ovvero imporsi di scrivere un breve testo in svedese ogni giorno o magari ogni due.

Spero che questi miei consigli ti siano utili, se ti va seguici su Instagram e Facebook

100 anni di Hässelbyloppet

Ci siamo quasi, domenica si correrà la Hässelbyloppet, una 10 chilometri tra Hässelby e Vällingby (dove abito) all’estremità occidentale della città di Stoccolma, che quest’anno festeggia la sua centesima edizione.

Hässelby SK

Hässelbyloppet significa letteralmente corsa di Hässelby, ed è organizzata ovviamente dalla Hässelby SK, l’associazione di atletica della municipalità omonima. Il 23 febbraio 1913 nacque lo Hässelby Sportklubb, per merito di sette studenti di letteratura di Riddarvik (nella zona nord ovest di Hässelby sulle rive del Mälaren) dopo la grande eccitazione delle olimpiadi ospitate nella capitale svedese l’anno precedente. Già alla fine del primo anno i membri del club raddoppiarono, e oltre all’atletica si aggiunsero altri sport. Dapprima il calcio, poi lo sci, il nuoto, la palla mano, la boxe etc. Negli anni seguenti si costruì il primo stadio della comunità che solo dopo anni di duro lavoro da parte di volontari si trasformò in un campo da calcio praticabile. Diventa infatti operativo il 29 maggio 1924.

Ad oggi l’atleta forse più nota dello HSK è Isabella Andersson, una straordinaria podista nata in Kenia, ma naturalizzata svedese dopo che nel 2006 ha sposato il suo coach Lars Andersson. Dal 2008 fa parte della HSK e può vantare personal best di tutto rispetto:
10.000 metri strada in 32.24
Mezza Maratona 1.10.02
Maratona in 2.23.41
Domenica Isabellah non correrà la Hässelbyloppet, in compenso posso dire di aver corso con lei la Stockholm Halvmarathon 😉

Hässelbyloppet

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La partenza della prima edizione della Hässelbyloppet

Nel 1915 si corse la prime edizione della gara, linda da V. Karlsson della Tranebergs IF. La distanza era allora di 14 chilometri lungo un percorso tra Hässelby, Spånga e di nuovo Hässelby. partirono in 22, ma terminarono la corsa solo in 14. La competizione, così come il club, ha conosciuto alti e bassi durante i decenni, ma negli ultimi anni si è potuto assistere ad un crescendo di iscrizioni fino ad arrivare agli oltre 7.000 partecipanti confermati per l’edizione del centenario.

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Isabellah Andersson

Amazing Night Trail a Hellasgården

Innanzitutto cos’è Hellasgården? È uno dei posti più belli di Stoccolma a soli 15 minuti di autobus (il 401 per la precisione) da Slussen. Si tratta di un parco intorno al lago Källtorpsjön sotto l’isola di Nacka a sud est del centro di Stoccolma. Ne ho anche parlato qui.

L’Amazing Night Trail 2015 è invece una gara di Trail Running di 10 chilometri intorno al lago Källtorpsjön. Innanzitutto sarebbe stato il mio primo Trail (competitivo) e già per questo mi esaltava, inoltre correre nei boschi in notturna è quanto di più eccitante si possa fare in una serata autunnale. È fuor di dubbio che in notturna non si possa godere del paesaggio, ma le sensazioni che un bosco può dare quando è immerso nel buio sono incredibili.

Ebbene dato che il mio intestino mi sta facendo brutti scherzi ho dovuto saltare questo appuntamento e vi assicuro che la cosa mi rode da matti…

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Il mio kit per l’Amazing Night Trail

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Il percorso

Hellasgården: un paradiso a 15 minuti dalla città

Hellasgården è un outdoor activity center, un luogo, vicino alla città (15 minuti di bus da Slussen) dove è possibile praticare sport, attività all’aperto o semplicemente bersi un buon caffè seduti in riva al lago a godersi la vista.

Qui è possibile trovare sentieri sui quali correre o passeggiare, si può giocare a minigolf, nuotare o andare in canoa, fare orienteering o mountain bike. In inverno il lago ghiaccia e vi si può pattinare. È possibile sfruttare i sentieri innevati per fare fondo e la sauna è aperta tutto l’anno così come i cottage.

Domenica ci siamo andati per la prima volta perché il SSideline City Run Club organizza incontri per correre in compagnia. Quindi, mentre io correvo su e giù per le rocce, tra radici e fango tutt’intorno al lago Källtorpsjön, mia moglie e i bimbi passeggiavano poco distanti dalla riva. Il luogo è magnifico e il pensiero di correre qui il 30 settembre in notturna mi esalta non poco. 

Anche se vi fermate per pochi giorni a Stoccolma, il mio consiglio è di dedicare una mezza giornata a questo luogo. È molto bello e a differenza del Parco Naturale di Tyreso è anche molto facile da raggiungere con i mezzi (11 fermate da Slussen con il 401).

Il giro del lago è di circa 5 km se seguite il sentiero lungo la linea gialla e, anche se molto accidentato (non percorribile con passeggini ad esempio) offre ad un certo punto un panorama stupendo del lago e merita di essere percorso. Noi non abbiamo provato la cucina del bar/ristorante, ma mediamente a Stoccolma si mangia molto bene.

Se andate d’estate è il caso di portare con sé il costume da bagno e un asciugamano. D’inverno invece è il caso di avere le calzature adatte per poter camminare in tutta sicurezza.

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To do’s per l’inverno: correre nella neve

La prima cosa che gli italiani ti chiedono quando spieghi loro che abiti in Svezia è: ma hai già passato l’inverno? Questo percezione di un inverno di ispirazione quasi Martiniana è sempre divertente.

Dato che a me non piace subire le situazioni bensì affrontarle propositivamente ho deciso di stilare una lista di cose che mi piacerebbe fare durante il lungo inverno scandinavo:

1. Correre nella neve
Correre nella neve dev’essere una delle esperienze più belle del mondo. Sicuramente è necessario prestare maggiore attenzione a dove e come si mettono i piedi e inoltre i chilometraggi si ridurranno, ma con qualche accorgimento nulla è impossibile. Sto aspettando questo momento con entusiasmo. Da dicembre fino a marzo è abbastanza probabile convivere con la neve qui a Stoccolma. I parchi si imbiancano e i sentieri si ghiacciano. Per chi ama correre inizia una stagione problematica, a meno che non si sappia cogliere l’opportunità di provare nuove esperienze.

A me piace molto correre nella riserva naturale qui dietro casa e sono eccitato al pensiero di scoprirla ricoperta di neve. Sicuramente oltre al Grimstaskogen, nella lista dei luoghi dove correre quest’inverno aggiungerei Djurgården, Hellasgården e il parco nazionale di Tyresta.

La IceBug è un’azienda svedese specializzata in questo tipo di calzature, con suole particolari, con l’aggiunta anche di piccoli chiodini per migliorarne il grip su superfici ghiacciate. Le icebug nascono proprio per far fronte a questo tipo di situazioni. Se incontrerò troppe difficoltà con le mie attuali scarpe da trail so già che regalo farmi a a natale.

2. Ciaspolare
In Italia non ci sono mai andato, mentre ora non vedo l’ora di provare. È comunque vero che mentre quando vivevo in Veneto avrei dovuto fare alcune decine di chilometri per provare le ciaspole, qui dovrò percorrere probabilmente qualche centinaio di metri.

Proprio in Svezia a Rättvik un’italiana, Isabella Morlini, è diventata campionessa del mondo sui 10 km nello Snow Shoe Running, corsa con ciaspole. Quindi perché non provare? Proprio per la difficoltà del gesto bastano pochi chilometri per completare un buon allenamento e quindi approfitterò della riserva naturale di Grimsta per fare qualche corsetta.

Iniziare correndo la nuova vita in Svezia

Stockholm HalvmarathonCaro lettore, come avrai capito, il 2015 è per noi l’anno della migrazione in Svezia.

Ho scritto questo post circa a metà gennaio 2015, ma mi sono ripromesso di condividerlo solo quando fossi riuscito a raggiungere uno dei miei traguardi parziali.

Il 12 settembre, correrò la Stockholm Halvmarathon, una corsa di 20,098 km lungo le strade della capitale svedese. Mi sono iscritto quando di chilometri ne riuscivo a fare a malapena un paio, ma sapete che avere degli obiettivi è importante.

Perché correre la mezza maratona di Stoccolma quando non si è mai partecipato ad una gara in vita propria? Credo che da parte mia siano intervenuti più fattori. In primis questa costituisce una sorta di rivincita sul 2014, anno che a causa di un virus ho passato più a letto che in piedi. Il mio corpo ne ha risentito tantissimo, indebolendosi e la mia mente lo ha seguito a ruota. L’allenamento che la sfida del 12 settembre richiede mi sta facendo sentire vivo, mi sta lentamente riportando in forma, anche se non sono mai stato esageratamente sportivo.

In secondo luogo la mezza maratona rappresenta una sfida impegnativa, ma non impossibile. In otto mesi ci si può preparare ad uno sforzo del genere senza perdere la testa. Inoltre richiede un impegno costante. Gli oltre 21 chilometri della gara li devi costruire metro dopo metro, minuto dopo minuto, falcata dopo falcata. Se avessi pensato di correre 21 chilometri quando ho fatto la mia prima sessione di corsa mi sarei messo a piangere abbandonando tutto. Questa impresa invece la voglio costruire mattone dopo mattone, allenamento dopo allenamento, giorno dopo giorno.

Non credo che comunque mi sarei iscritto se non avessimo avuto in mente di trasferirci. Il fatto di correre la Stockholm Half Marathon è una sorta di patto con la città. Correrla vuol dire siglare un accordo con Stoccolma e farle capire che siamo qui per metterci in gioco, non per fuggire dall’Italia o per adagiarci. È una dichiarazione di intenti, dimostrando un sacrificio durato otto lunghi mesi (durante i quali mi sono innamorato di questo bellissimo sport) per affrontare la Svezia a testa alta, con voglia di integrarci, di capire e di amare questa bellissima cultura.

Ecco il video dell’edizione 2014

DN Stockholm Halvmarathon 2014 from Micke sjöblom on Vimeo.

La Stockholm Half Marathon

Dal 7 gennaio 2015 aspettavo questo momento. Proprio il 7 gennaio, dopo soli due giorni che ebbi acquistato un paio di scarpe da running, mi iscrissi alla mezza maratona di Stoccolma. Ed ora eccomi qui.

La partenza è uno dei momenti più belli della competizione perché ti mette subito alla prova. La partenza si traduce in una domanda: stai correndo contro di te contro gli altri partecipanti. Daniele Barbone, che ho la fortuna di avere tra gli amici su Facebook, proprio un paio di giorni prima della gara commentò un mio stato sul social dove esprimevo un po’ di agitazione per la gara, dicendomi:

Tu questa sfida non la perderai per nessun motivo. Partirai piano e se penserai che starai andando bene… rallenta che sicuramente sarai fin troppo veloce. Punterai tranquillo ai primi 10 km e poi al11mo per pensare che hai superato la metà.Terrai il tempo fino al 15mo senza forzare e andrai sereno. Quando sarai al 18mo allora potrai iniziare a pensare alla fine ed al 20mo prendi un grosso respiro, sistema maglietta e pettorale, preparati alla foto finale perchè ormai sarai arrivato e non resterà che tagliare il traguardo al massimo della velocità consentita, cercare gli occhi delle persone a cui vuoi bene e metterti al collo quella benedetta medaglia, perchè TU SEI UN RUNNER ! #runnersidiventa

Ed è stato proprio così. Quando parti vedi tutti, ma proprio tutti, che ti sorpassano (anche signore ultra sessantenni, giuro!) e ti chiedi perché tu sia così lento. guardi l’orologio e vedi che tanto lento non sei, sono gli altri che partono sparati. Eravamo 12.492 alla partenza e vi assicuro che  ho avuto l’impressione di essere stato doppiato da tutti e 12 mila i miei colleghi. Credo che questo pensiero mi abbia tenuto compagnia per i primi tre o quattro chilometri.

I primi 5 chilometri ho prestato molta attenzione al ritmo tant’è che il primo quarto di gara l’ho percorso senza accusare la benché minima stanchezza e mantenendo la respirazione regolare (inspirando dal naso ed espirando dalla bocca). Nel frattempo mi apprestavo a passare il Barnhusbron che collega Vasastan all’isola di Kungsholmen. Il mio pensiero era arrivare al 10° risparmiando energie e godendomi la corsa. E così è stato. Meravigliose le famiglie a bordo strada con cartelli di incitamento per i famigliari iscritti. Padri e figli ad incitare le mogli/madri o militari facevano festa al passaggio dei commilitoni (la squadra sportiva dell’esercito ha una divisa meravigliosa).

Arrivato all’11° ero ormai sulla sponda sud di Kungsholmen sulla bellissima passeggiata che porta allo Stockholm Stadshuset (il municipio di Stoccolma), lungo la quale sono attraccate delle meravigliose imbarcazioni d’epoca ristrutturate. Passato il municipio e quindi anche la metà della competizione mi sono focalizzato sul traguardo dei 17 chilometri. Il 17° rappresenta in primis il ristoro e la possibilità di bere, ma anche il traguardo oltre il quale non ho mai corso.

Dal 12° al 17° è stata ancor più una festa. Non riesco a trovare altre parole per descrivere una manifestazione del genere. Dopo il municipio il percorso ti riporta su Norrmalm e dopo breve in Gamla Stan (la città vecchia). In questo tratto la folla ai bordi delle strade è straordinariamente numerosa, siamo in pieno centro città, e non si risparmia nell’incitarti ad andare avanti e non mollare. In Gamla Stan c’erano pure degli italiani che gridavano Forza Italia a squarciagola sventolando il tricolore. In questo tratto ho mantenuto con facilità il mio ritmo, quello che sentivo essere il mio ritmo e che ho cercato di tenere fin da principio. Sapevo che dal 17° al 19° ci sarebbe stata una brutta salita fino a Götgatan che collega Slussen a Medborgarplatsen.

Al 15° ho mangiato uno snack energetico e ho fatto così un grosso errore. Mi è rimasto sullo stomaco provocandomi un male fastidiosissimo. Sapevo che non bisogna bere o mangiare nulla che non si conosca proprio per evitare spiacevoli inconvenienti, ma comunque l’ho fatto (Forse perché mi sentivo troppo sicuro essendo arrivato a 15). Arrivato a 17 ho rallentato, mi sono preso un bicchiere d’acqua e ho camminato per un una cinquantina di metri fino a che le mie gambe mi hanno chiesto di ripartire dopo che il dolore alla pancia si è leggermente alleviato.

Gli ultimi 4 chilometri tra Södermalm e Gamla Stan, passando davanti alla stazione della Tunnelbana di Slussen, sono stati difficilissimi. La stanchezza si è fatta sentire e le mie gambe (o forse la mia testa?) hanno iniziato a protestare. Södermalm si collega a nord con Gamla Stan attraverso Skeppsbron che fortunatamente è in discesa e al termine della discesa ho superato il cartello del 20° chilometro. Solo lì ho avuto la certezza che la medaglia sarebbe stata mia.

Quando ho attraversato il traguardo stavo ormai correndo da 2 ore 25 minuti e 16 secondi al 7.358 posto. Dei 12.492 runners che sono partiti ben 12.242 sono arrivati al traguardo completando il percorso.

Oggi è piacevole controllare i tempi e scoprire che al 5° km ero 7.708, al 10° 7.630, al 15°7.443, al 20° 7.371 infine 7.358. Il mio essere costante, nella mia lentezza, e l’essere riuscito a risparmiare energie durante la prima metà della gara mi ha permesso di arrivare fino in fondo, anche se nella seconda metà della classifica mettendoci più del doppio del tempo impiegato dal 1° classificato David Nilsson (1h10’41”). Sicuramente non me ne interessava nulla mentre correvo, passo dopo passo, a piccole falcate la mia prima mezza maratona.

Se dovessi infatti raccontare cosa c’è di bello nel percorrere una mezza maratona direi che innanzitutto è un modo di scoprire una città, è un modo di fare festa e di stare in mezzo a persone sorridenti. È una festa per tutti, ci sono persone di tutte le età, di tutti i colori e di tutte le estrazioni sociali, c’é chi la vive vestendosi da Superman (come un simpatico cinquantenne al mio fianco alla partenza) o chi la affronta in carrozzina perché è paralizzato dalla vita in già. È bello correre una mezza maratona perché è il premio di mesi di sacrifici, di sforzi, di uscite sotto l’acqua al freddo o sotto il caldo a sudare. In una mezza maratona, nella mia mezza maratona, ci sono stati tutti i 600 km che ho percorso da gennaio ad oggi. Quindi capisci adesso perché del risultato in fin dei conti non me ne frega nulla? Sono arrivato e ho vinto la mia sfida.

Stockholm Halvmarathon 2015 from Micke sjöblom on Vimeo.

La Midnattsloppet: 10 km correndo su e giù per Sodermalm

Il 15 agosto si è tenuta in centro a Stoccolma una manifestazione sportiva chiamata Midnattsloppet: una corsa di 10 km attraverso le strade di Sodermalm, nel centro di Stoccolma.

La stessa manifestazione viene corsa pochi giorni dopo a Göteborg, Malmö ed Helsinki. L’edizione della capitale è però quella che vanta più iscrizioni. Oltre 40.700 runners iscritti nel 2014, qualcuno in meno quest’anno per la 34ª edizione.

Correre la Midnattsloppet è un’esperienza semplicemente favolosa, ma voglio partire dal principio. Bastano pochi minuti per rendermi conto che questo evento catalizzerà l’attenzione della città. Una fermata dopo l’altra il treno della Tunnelbana si riempie di maglie colorate (per l’edizione 2015 il colore della divisa è un blu-viola bellissimo).

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Arrivati a Mariatorget ci fanno scendere dai vagoni ormai strapieni di podisti. La partenza è in Ringvägen poco lontano dalla fermata di Zinkensdamm. Proprio lì è stato allestito il Runner Corner con angolo informazioni, shop dell’Adidas (main sponsor dell’evento insieme a Stadium). L’atmosfera è già frizzante e solo dopo alcuni minuti mi rendo conto di avere la bocca spalancata dallo stupore e dalla gioia.

Porto il mio zainetto in una scuola poco distante, adibita a guardaroba per l’occasione. La cosa curiosa è che non c’era un vero e proprio addetto. Ognuno in tutta libertà poteva entrare e sistemare il proprio bagaglio nelle aule libere adibite allo scopo. Tornato in mezzo alla festa ho atteso con impazienza e una buona dose di agitazione il mio turno.

Alle 22.20 il mio gruppo (17° su 22 gruppi totali) si è messo in fila per fare riscaldamento e partenza. Uno degli aspetti più affascinanti dell’evento è la varietà dei partecipanti. In fila vicino a me c’erano ragazzi, ragazze, ma anche ultra sessantenni o genitori con i figli già maggiorenni al seguito pronti a vivere un’esperienza insieme.

La partenza è stata bellissima, ci hanno fatto cantare l’immancabile just idag är jag starck per poi farci fare il giuramento del corridore che ovviamente non ho capito del tutto 🙂

Ho adorato correre i dieci chilometri della competizione, così come è stato bellissimo farsi accompagnare dalle band agli angoli delle strade e dagli abitanti che affacciati alle finestre aperte ci incitavano senza posa. Ho corso oltre metà della gara con un sorriso stupido stampato sul viso. Un’esperienza da ripete sicuramente l’anno prossimo, magari a Göteborg 😉