Gli odori delle città

Ogni città ha i suoi odori, i suoi profumi e i suoi aromi.

Sono tratti distintivi che nessuna immagine o video possono trasmettere. Indicibili impronte digitali di agglomerati urbani. Chi viaggia sa che ogni città, luogo, destinazione ha un proprio odore, non necessariamente sgradevole, ed è come se in questi luoghi si risveglino parti di noi assopite. Come se solo alcune città siano in grado di aprire la poesia con la quale i nostri occhi le apprezzano.

Stamattina sono uscito di casa intorno alle 10 per consegnare dei documenti allo Skatteverket (Agenzia delle Entrate svedese) per portare qui la mia attività e ricevere il famoso Personnummer, il corrispondente del codice fiscale in Italia. Nel tragitto tra casa nostra e la Tunnelbana sono stato travolto dal profumo di questa città. Siamo a Stoccolma da meno di un mese e mi sono già innamorato della capitale scandinava, del suo clima, dei suoi colori e del suo odore. Mi basta uscire a fare una passeggiata, una corsa nel qui vicino Grimstskogen sulle rive del lago Mälaren e subito mi sento rinascere. Vivere una città all’aria aperta aiuta a percepirla e farsi sedurre da essa.

Ognuno ha il suo luogo, in molti prediligono Parigi o Londra, altri propendono per località più calde. Poco importa, se è il tuo posto allora ti basta fare un respiro profondo e sapere che sei a casa.

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Un primo bilancio

Sono passate due settimane dal nostro arrivo qui in Svezia e un primo bilancio vorrei farlo.

Possiamo dire che il 90% degli scatoloni sono disfatti e che abbiamo iniziato a prendere possesso del territorio (come dice una nostra cara amica). La casa è bella e spaziosa e i servizi comodi ed efficienti. Abbiamo diversi supermercati vicino, la stazione della metro a poche centinaia di metri e una riserva naturale a 5 minuti di passeggiata.

Il clima è forse la cosa più curiosa, si alternano neve, pioggia e sole nel giro anche di una sola giornata, passata dai -1 ai 9 gradi. L’aria è frizzante e pulita, soprattutto quanto ci sia vicina al lago Mälaren. Quando esco a correre incontro moltissima gente, di tutte le età, che pratica sport o semplicemente passeggia.

Nella nostra zona ci sono molti immigrati e molti svedesi. La percezione che si ha degli immigrati è curiosa. Molti italiani ne parlano come se loro stessi non lo fossero, restringendo la cerchia degli immigrati a chi appartiene ad etnie o razze diverse dalla nostra. Dobbiamo accettare il fatto che siamo qui e siamo ospiti, che questa non è ancora casa nostra.

Un elemento che invece occupa il primo posto della scaletta delle cose da fare è regolarizzarci. Un cittadino della Comunità Europea ha tre mesi di tempo per regolarizzarsi e ciò avviene principalmente in due casi:

  1. trovando lavoro (o creandone uno)
  2. dimostrando che si hanno fondi sufficienti a mantenersi

Io sto spostando la mia attività dall’Italia alla Svezia, vivendo qui dovrò pagare le tasse qui, quindi una volta sistemato l’iter burocratico dovremmo riuscire a sistemarci nel giro di uno o due mesi. Questo ci permetterà di avere la residenza e diversi servizi (un conto in banca svedese, il medico, l’asilo per i bimbi, una connessione veloce per la rete, l’abbonamento alla TV, …). Per ora viviamo in quel limbo tra due realtà, il passato italiano e il futuro svedese, un limbo con le incertezze del caso.

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One Way To Stockholm (day two)

Un pochino in ritardo ti racconto come è andato a finire il viaggio verso la Svezia. Eravamo rimasti poco a nord di Norimberga…

Dopo esserci sistemati in una bellissima pensioncina a Betzenstein siamo usciti per cena. Grazie a Yelp abbiamo trovato ad un centinaio di metri una sorta di birreria, ma l’arredamento tipico e la cordialità del personale ci hanno tratto in inganno. oltre all Wienerschnietzel il menu offriva solamente pasta e pizza! In breve, abbiamo mangiato la peggior pizza del mondo, talmente dura e insipida (palesemente scongelata un minuto prima al microonde) che dubito ne mangeremo di peggiori in tutta la nostra vita.

La mattina successiva ci siamo rifatti con quella che, al contrario della sera precedente, è stata la miglior colazione che ho mangiato da anni a questa parte. Ci siamo seduti ad un tavolo imbandito con yogurt, un buonissimo caffè, frutta, affettati, formaggio, burro e marmellata. Il Tiefer Brunnen è gestito da Martin, un giovane ragazzo ceco, trasferitosi in Germania a 6 anni con la famiglia. Una persona cortese e disponibile che gestisce un posto delizioso e pulito.

Siamo partiti senza fretta intorno alle nove per recarci a Rostock. Il clima non è stato dei migliori, nuvole, vento e pioggia ci hanno accompagnato fino a Rostock, dove siamo arrivati a metà pomeriggio nonostante una lunga sosta in un’area di ristoro all’altezza di Berlino. La parte alta della Germania non si può, a parer mio, definire bella. L’unico ricordo che mi rimane è la miriade di pale eoliche in movimento che abbiamo visto dall’autostrada.

Le città di mare hanno un fascino particolare e Rostock non fa eccezione. Purtroppo il brutto tempo non ci ha permesso di visitare la città, così ci siamo diretti subito al gate per l’imbarco con più di quattro ore di anticipo e, manco farlo apposta, una volta arrivati sul posto ha iniziato a nevicare.

Ci siamo rintanati in una sorta di fast food accanto al gate e abbiamo aspettato mangiando qualcosa e correndo dietro a Totte (due anni e mezzo) che voleva sfogare la sua voglia di giocare. Questa è senza dubbio stata la giornata più lunga ed estenuante del viaggio. Arrivati in cabina siamo crollati sui letti. Solo i bimbi non avevano voglia di dormire.

La vera magia è avvenuta il giorno dopo…. 😉

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One Way To Stockholm (day one)

L’aria è fresca e il tempo sembra essersi fermato qui a Betzenstein. Il nostro primo tratto di strada, quasi settecento chilometri, si conclude qui, vicino a Norimberga.



Stamattina siamo partiti dopo aver caricato l’auto e detto addio alla nostra casetta italiana. I bimbi avvolti dai loro seggioloni si sono addormentati subito. La radio è rimasta spenta e ci siamo goduti il rumore della strada e abbiamo parlato di questo inizio di avventura percorrendo una A22 del Brennero stranamente poco trafficata.

Il pranzo all’Europabrücke Restaurant ha avuto un che di magico. A parte un po’ di coda sul ring di Monaco e vicino a Norimberga, nell’ultimo tratto, il viaggio è andato molto bene. La Baviera è sempre bella da attraversare, ma il sapore di un viaggio di sola andata è difficile da mettere per iscritto. 

La nostalgia non si è ancora fatta sentire. Si accavallano pensieri e domande sul prossimo futuro e le prime incombenze. Vorrei riuscire a scrivere ciò che provo, ma so in partenza di non poterlo fare. Per alcuni versi sembra stare in una realtà sospesa, incerta e quasi magica, lontana ma allo stesso tempo prossima. Appena i nostri sogni prenderanno forma e colore sarete i primi a saperlo.

Ora ci godiamo un po’ di riposo prima di cena mentre i nostri due bimbi saltellano in giro per la stanza facendo tutto il casino che non sono riusciti a fare in auto 😉

Buona serata e a domani, se riuscirò a trovare una Wi-Fi 😀

Un futuro in Svezia

Ecco. L’abbiamo fatto. Ce ne andiamo.

Dopo qualche anno fatto di sogni, progetti, speranze, siamo riusciti a prendere la decisione: ce ne andiamo! Il percorso non è stato facile. Pensare a costruire una base economica per mantenersi, cercare un alloggio, studiare il sito dello Skatteverket per capire come muoversi, verificare le scuole per i nostri bimbi, etc. Tutto ha preso forma nel giro di alcuni mesi, alcune questioni da chiudere in patria e poi via. Ora, a pochi giorni dalla partenza, alcune riflessioni sono d’obbligo.

Credo che esistano due tipi di migranti. Coloro che emigrano per necessità, che in patria non hanno più nulla o che addirittura in patria non ci possono nemmeno stare e coloro che invece emigrano per scelta, perché si è ricevuta una proposta di lavoro allettante, per amore o perché il futuro che sognano non lo possono avere in patria. Noi facciamo sicuramente parte della seconda categoria. In Italia avevamo entrambi un lavoro, ma troppe cose alle quali non volevamo rinunciare il belpaese non le poteva e non le può tuttora offrire.

Secondo Wikipedia il termine Fuga di Cervelli (Brain Drain) si riferisce al “fenomeno dell’emigrazione verso paesi stranieri di persone di talento o alta specializzazione professionale”. Questo fenomeno si è decisamente acuito negli ultimi anni, nel 2014 il saldo tra emigrazione ed immigrazione è stato per la prima volta a favore della prima, sono uscite dal paese più persone di quante non ne siano entrate. Dal 2000 al 2012 gli iscritti all’AIRE sono quasi duplicati, ma di questo ne abbiamo già parlato.

Il cosiddetto capitale umano in fuga dall’Italia è, a parer mio solo una parte del danno che il nostro paese sta subendo. Capita spesso che si analizzi il fenomeno da un punto di vista parziale e si stimino le conseguenze nel breve termine. Io ad esempio ho 38 anni, una laurea e un master in una prestigiosa Business School in Italia, ma non credo di potermi considerare un cervello in fuga. L’Italia sopravviverà senza di me e sicuramente non credo di essere colui che porterà il paese scandinavo ai fasti degli anni settanta.

Il vero danno non è misurabile, il vero danno è un futuro che noi emigrati stiamo togliendo al nostro paese di origine. Il vero danno è che stiamo portando via i nostri figli, i quali andranno a costruire il futuro del paese che ci ospiterà. Della loro mancanza l’Italia se ne accorgerà quando forse sarà ormai troppo tardi, purtroppo. La vera ricchezza di un paese è il futuro che questo paese può dare ai propri figli e il sistema italiano sembra finora essere più interessato ad una visione geriatricocentrica della società (passatemi il neologismo), ma quando i giovani italiani saranno troppo pochi per mantenere i vecchi e sarà tardi per modernizzare un paese malato fino all’osso di nepotismo e corruzione? Allora cosa faranno?

Scusate o sfogo di una persona in partenza, una persona delusa, le cui parole sono in gran parte dettate dall’emotività. Perché se è vero che guardo con rammarico e tristezza al passato è altrettanto vero che è con il sorriso che aspetto il futuro.

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Svedese per principianti raddoppia

Hai capito bene, caro lettore!

Dalla settimana prossima raddoppieremo la frequenza di pubblicazione sul blog. I contenuti che stiamo preparando stiamo letteralmente moltiplicandosi, quindi abbiamo pensato di aumentare la frequenza di pubblicazione con l’obiettivo di arrivare a strutturare un vero e proprio palinsesto.

Fino ad oggi, ti abbiamo abituato a leggere i nostri post pubblicati di venerdì; dalla settimana prossima, quindi da martedì 4 dicembre potrai leggere un post anche il martedì per un totale di due a settimana.

Noi ce la mettiamo tutta, sperando che tu, amico lettore o amica lettrice, continuerai a leggere i nostri articoli, magari commentandoli e dicendoci se vuoi, come possiamo migliorare.

Ti ricordo inoltre che ogni giorno, o quasi, su Twitter pubblichiamo una sorta di rassegna stampa condividendo con i nostri follower tutte le notizie relative al mondo svedese pubblicate in italiano, seguici!

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Quando tutto ebbe inizio: Close Up Båten 2011

Per me il primo anno in Svezia fu il 2010, e più precisamente settembre 2010.

La meta fu Stoccolma, ma il vero motivo del viaggio fu una “crociera” molto particolare.
Stiamo parlando di crociere organizzate da una rivista specializzata in musica metal, Close Up, su natanti della Silja Line andata e ritorno per Turku (Finlandia). Questa iniziativa si chiama infatti Close Up Båten (visita il sito della Silja a questo link per maggiori info).

Il nosto aereo (rigorosamente Ryanair da Orio al Serio) atterra a Stockholm Skavsta. Abbandoniamo le valige a Centralen dopo più di un’ora e mezza di bus. Si sa, gli aeroporti Ryanair sono sempre fuori mano.

Si parte intorno alle 19.00  dal porto di Värtan, facilmente raggiungibile dalla stazione Gärdet sulla linea diretta a Ropsten a nord est di Centralen. Si sale a bordo e si ha appena il tempo di portare le valige in camera per poi recarsi al all-you-can-eat della nave. Intorno alle 20.30 sul ponte di poppa (se non ricordo male…) iniziano i concerti fino alle 2 circa del mattino. La nave è politicamente un porto franco, quindi gli alcolici sono detassati (in Svezia gli alcolici sono pesantemente tassati), il che si traduce in un’orda di metallari assetati pronti ad assaltare il duty-free per una maratona alcolica di 24 ore. Dalle 2 alle 4 circa lo spirito alticcio che regna a bordo rende il metal karaoke decisamente spassoso.

Alle 8 del mattino si attracca a Turku, ma sia io che il 99% degli ospiti a quell’ora dormiamo. La colazione è un fantastico piatto di medbullar con purè. Abbiamo bisogno di energie per affrontare altre 4 ore di pesante heavy metal scandinavo.

Alle 17 circa attracchiamo a Stoccolma, sempre al porto di Värtan, decismente provati, ma pronti all’after show che si terrà al The Rocks a Mariatorget (che ha chiuso proprio quest’anno).

L’occasione è ghiotta per passare un week end lungo nella capitale svedese. Quattro anni fa fu la mia ragazza a portarmi, allora non avevamo ancora due figli, e da allora è intenso amore, tra di noi e per Stoccolma.

Stoccolma - Gamla Stan

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