“L’Italia prenda esempio dalle Nazioni del Nord: puntando sulla solidarietà sono felici e fuori dalla crisi” (FEDERICO RAMPINI)

La Scandinavia come esempio su come investire nel capitale sociale

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I paesi più felici
NEW YORK . «Il problema dell’Italia? Avete disinvestito dal capitale sociale, quel capitale che è fatto di fiducia reciproca, di relazioni solidali. Per questo siete solo al 50esimo posto nell’indice globale della felicità». Parla Jeffrey Sachs, l’economista americano che è tra gli artefici del World Happiness Report. Lo incontro alla New York Society for Ethical Culture, alla presentazione di questo nuovo Rapporto sulla Felicità, con i coautori John Helliwell della University of British Columbia e Lord Richard Layard della London School of Economics. L’Italia è molto in fondo alla classifica, distanziata dalla Germania (26esima), dalla Francia (29esima), dalla Spagna (36esima). Peggio di noi, tra i paesi europei, sta la Grecia (102esima).

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Gli odori delle città

Ogni città ha i suoi odori, i suoi profumi e i suoi aromi.

Sono tratti distintivi che nessuna immagine o video possono trasmettere. Indicibili impronte digitali di agglomerati urbani. Chi viaggia sa che ogni città, luogo, destinazione ha un proprio odore, non necessariamente sgradevole, ed è come se in questi luoghi si risveglino parti di noi assopite. Come se solo alcune città siano in grado di aprire la poesia con la quale i nostri occhi le apprezzano.

Stamattina sono uscito di casa intorno alle 10 per consegnare dei documenti allo Skatteverket (Agenzia delle Entrate svedese) per portare qui la mia attività e ricevere il famoso Personnummer, il corrispondente del codice fiscale in Italia. Nel tragitto tra casa nostra e la Tunnelbana sono stato travolto dal profumo di questa città. Siamo a Stoccolma da meno di un mese e mi sono già innamorato della capitale scandinava, del suo clima, dei suoi colori e del suo odore. Mi basta uscire a fare una passeggiata, una corsa nel qui vicino Grimstskogen sulle rive del lago Mälaren e subito mi sento rinascere. Vivere una città all’aria aperta aiuta a percepirla e farsi sedurre da essa.

Ognuno ha il suo luogo, in molti prediligono Parigi o Londra, altri propendono per località più calde. Poco importa, se è il tuo posto allora ti basta fare un respiro profondo e sapere che sei a casa.

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Un primo bilancio

Sono passate due settimane dal nostro arrivo qui in Svezia e un primo bilancio vorrei farlo.

Possiamo dire che il 90% degli scatoloni sono disfatti e che abbiamo iniziato a prendere possesso del territorio (come dice una nostra cara amica). La casa è bella e spaziosa e i servizi comodi ed efficienti. Abbiamo diversi supermercati vicino, la stazione della metro a poche centinaia di metri e una riserva naturale a 5 minuti di passeggiata.

Il clima è forse la cosa più curiosa, si alternano neve, pioggia e sole nel giro anche di una sola giornata, passata dai -1 ai 9 gradi. L’aria è frizzante e pulita, soprattutto quanto ci sia vicina al lago Mälaren. Quando esco a correre incontro moltissima gente, di tutte le età, che pratica sport o semplicemente passeggia.

Nella nostra zona ci sono molti immigrati e molti svedesi. La percezione che si ha degli immigrati è curiosa. Molti italiani ne parlano come se loro stessi non lo fossero, restringendo la cerchia degli immigrati a chi appartiene ad etnie o razze diverse dalla nostra. Dobbiamo accettare il fatto che siamo qui e siamo ospiti, che questa non è ancora casa nostra.

Un elemento che invece occupa il primo posto della scaletta delle cose da fare è regolarizzarci. Un cittadino della Comunità Europea ha tre mesi di tempo per regolarizzarsi e ciò avviene principalmente in due casi:

  1. trovando lavoro (o creandone uno)
  2. dimostrando che si hanno fondi sufficienti a mantenersi

Io sto spostando la mia attività dall’Italia alla Svezia, vivendo qui dovrò pagare le tasse qui, quindi una volta sistemato l’iter burocratico dovremmo riuscire a sistemarci nel giro di uno o due mesi. Questo ci permetterà di avere la residenza e diversi servizi (un conto in banca svedese, il medico, l’asilo per i bimbi, una connessione veloce per la rete, l’abbonamento alla TV, …). Per ora viviamo in quel limbo tra due realtà, il passato italiano e il futuro svedese, un limbo con le incertezze del caso.

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One Way To Stockholm (day two)

Un pochino in ritardo ti racconto come è andato a finire il viaggio verso la Svezia. Eravamo rimasti poco a nord di Norimberga…

Dopo esserci sistemati in una bellissima pensioncina a Betzenstein siamo usciti per cena. Grazie a Yelp abbiamo trovato ad un centinaio di metri una sorta di birreria, ma l’arredamento tipico e la cordialità del personale ci hanno tratto in inganno. oltre all Wienerschnietzel il menu offriva solamente pasta e pizza! In breve, abbiamo mangiato la peggior pizza del mondo, talmente dura e insipida (palesemente scongelata un minuto prima al microonde) che dubito ne mangeremo di peggiori in tutta la nostra vita.

La mattina successiva ci siamo rifatti con quella che, al contrario della sera precedente, è stata la miglior colazione che ho mangiato da anni a questa parte. Ci siamo seduti ad un tavolo imbandito con yogurt, un buonissimo caffè, frutta, affettati, formaggio, burro e marmellata. Il Tiefer Brunnen è gestito da Martin, un giovane ragazzo ceco, trasferitosi in Germania a 6 anni con la famiglia. Una persona cortese e disponibile che gestisce un posto delizioso e pulito.

Siamo partiti senza fretta intorno alle nove per recarci a Rostock. Il clima non è stato dei migliori, nuvole, vento e pioggia ci hanno accompagnato fino a Rostock, dove siamo arrivati a metà pomeriggio nonostante una lunga sosta in un’area di ristoro all’altezza di Berlino. La parte alta della Germania non si può, a parer mio, definire bella. L’unico ricordo che mi rimane è la miriade di pale eoliche in movimento che abbiamo visto dall’autostrada.

Le città di mare hanno un fascino particolare e Rostock non fa eccezione. Purtroppo il brutto tempo non ci ha permesso di visitare la città, così ci siamo diretti subito al gate per l’imbarco con più di quattro ore di anticipo e, manco farlo apposta, una volta arrivati sul posto ha iniziato a nevicare.

Ci siamo rintanati in una sorta di fast food accanto al gate e abbiamo aspettato mangiando qualcosa e correndo dietro a Totte (due anni e mezzo) che voleva sfogare la sua voglia di giocare. Questa è senza dubbio stata la giornata più lunga ed estenuante del viaggio. Arrivati in cabina siamo crollati sui letti. Solo i bimbi non avevano voglia di dormire.

La vera magia è avvenuta il giorno dopo…. 😉

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One Way To Stockholm (day one)

L’aria è fresca e il tempo sembra essersi fermato qui a Betzenstein. Il nostro primo tratto di strada, quasi settecento chilometri, si conclude qui, vicino a Norimberga.



Stamattina siamo partiti dopo aver caricato l’auto e detto addio alla nostra casetta italiana. I bimbi avvolti dai loro seggioloni si sono addormentati subito. La radio è rimasta spenta e ci siamo goduti il rumore della strada e abbiamo parlato di questo inizio di avventura percorrendo una A22 del Brennero stranamente poco trafficata.

Il pranzo all’Europabrücke Restaurant ha avuto un che di magico. A parte un po’ di coda sul ring di Monaco e vicino a Norimberga, nell’ultimo tratto, il viaggio è andato molto bene. La Baviera è sempre bella da attraversare, ma il sapore di un viaggio di sola andata è difficile da mettere per iscritto. 

La nostalgia non si è ancora fatta sentire. Si accavallano pensieri e domande sul prossimo futuro e le prime incombenze. Vorrei riuscire a scrivere ciò che provo, ma so in partenza di non poterlo fare. Per alcuni versi sembra stare in una realtà sospesa, incerta e quasi magica, lontana ma allo stesso tempo prossima. Appena i nostri sogni prenderanno forma e colore sarete i primi a saperlo.

Ora ci godiamo un po’ di riposo prima di cena mentre i nostri due bimbi saltellano in giro per la stanza facendo tutto il casino che non sono riusciti a fare in auto 😉

Buona serata e a domani, se riuscirò a trovare una Wi-Fi 😀

Un futuro in Svezia

Ecco. L’abbiamo fatto. Ce ne andiamo.

Dopo qualche anno fatto di sogni, progetti, speranze, siamo riusciti a prendere la decisione: ce ne andiamo! Il percorso non è stato facile. Pensare a costruire una base economica per mantenersi, cercare un alloggio, studiare il sito dello Skatteverket per capire come muoversi, verificare le scuole per i nostri bimbi, etc. Tutto ha preso forma nel giro di alcuni mesi, alcune questioni da chiudere in patria e poi via. Ora, a pochi giorni dalla partenza, alcune riflessioni sono d’obbligo.

Credo che esistano due tipi di migranti. Coloro che emigrano per necessità, che in patria non hanno più nulla o che addirittura in patria non ci possono nemmeno stare e coloro che invece emigrano per scelta, perché si è ricevuta una proposta di lavoro allettante, per amore o perché il futuro che sognano non lo possono avere in patria. Noi facciamo sicuramente parte della seconda categoria. In Italia avevamo entrambi un lavoro, ma troppe cose alle quali non volevamo rinunciare il belpaese non le poteva e non le può tuttora offrire.

Secondo Wikipedia il termine Fuga di Cervelli (Brain Drain) si riferisce al “fenomeno dell’emigrazione verso paesi stranieri di persone di talento o alta specializzazione professionale”. Questo fenomeno si è decisamente acuito negli ultimi anni, nel 2014 il saldo tra emigrazione ed immigrazione è stato per la prima volta a favore della prima, sono uscite dal paese più persone di quante non ne siano entrate. Dal 2000 al 2012 gli iscritti all’AIRE sono quasi duplicati, ma di questo ne abbiamo già parlato.

Il cosiddetto capitale umano in fuga dall’Italia è, a parer mio solo una parte del danno che il nostro paese sta subendo. Capita spesso che si analizzi il fenomeno da un punto di vista parziale e si stimino le conseguenze nel breve termine. Io ad esempio ho 38 anni, una laurea e un master in una prestigiosa Business School in Italia, ma non credo di potermi considerare un cervello in fuga. L’Italia sopravviverà senza di me e sicuramente non credo di essere colui che porterà il paese scandinavo ai fasti degli anni settanta.

Il vero danno non è misurabile, il vero danno è un futuro che noi emigrati stiamo togliendo al nostro paese di origine. Il vero danno è che stiamo portando via i nostri figli, i quali andranno a costruire il futuro del paese che ci ospiterà. Della loro mancanza l’Italia se ne accorgerà quando forse sarà ormai troppo tardi, purtroppo. La vera ricchezza di un paese è il futuro che questo paese può dare ai propri figli e il sistema italiano sembra finora essere più interessato ad una visione geriatricocentrica della società (passatemi il neologismo), ma quando i giovani italiani saranno troppo pochi per mantenere i vecchi e sarà tardi per modernizzare un paese malato fino all’osso di nepotismo e corruzione? Allora cosa faranno?

Scusate o sfogo di una persona in partenza, una persona delusa, le cui parole sono in gran parte dettate dall’emotività. Perché se è vero che guardo con rammarico e tristezza al passato è altrettanto vero che è con il sorriso che aspetto il futuro.

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World Championship Falun 2015

11 giorni di competizioni
1.800 volontari mobilitati
700 atleti da 55 nazioni
200.000 visitatori attesi
500.000.000 spettatori
21 medaglie d’oro in palio

Tutto ciò a meno di tre ore di auto da Stoccolma!

Il 18 febbraio 2015 inizieranno i campionati del mondo di sci nordico in Svezia, più precisamente a Falun nella regione di Dalarna. Inutile dire che sarà un evento memorabile. Nonostante il calcio sia lo sport probabilmente più seguito nel paese delle tre corone, gli sport invernali godono di una fortissima partecipazione della popolazione svedese.

Le discipline che potremo seguire saranno:

  • Sci di Fondo
  • Salto con gli Sci
  • Combinata Nordica

Personalmente non seguo il salto o la combinata, ma lo sci di fondo e la sua variante con fucile (Biathlon) mi entusiasmano molto. Nella seconda di queste due discipline l’Italia ha delle vere e proprie promesse come Dorothea Wierer. il Biathlon non sarà però tra le discipline di Falun 2015.

La squadra italiana presente in Svezia questa volta sarà composta da 35 atleti. Eccone alcuni:

  • Debora Agreiter (Fondo), classe 1991 con 11 podi nei Mondiali Juniores, due argenti ai Campionati del Mondo Under 23 e due ori all’Alpe Cup.
  • Virginia De Martin Topranin (Fondo), classe 1987 può vantare un podio in Coppa del Mondo.
  • Lukas Runggaldier (Combinata), classe 1987 ha all’attivo un podio in Coppa del Mondo.
  • Evely Insam (Salto), classe 1994 può già vantare un argento ai mondiali juniores di Liberec 2013 e tre podi in Coppa del Mondo.
  • Federico Pellegrino (Fondo), classe 1990 già bronzo ai mondiali juniores di Hinterzarten 2010 nella tecnica libera, ha al suo attivo sei podi in Coppa del Mondo .
  • Alessandro Pittin (Combinata), classe 1990 già bronzo alle olimpiadi di Vancouver 2010 e 3 medaglie d’oro ai mondiali Juniores è stato il primo atleta azzurro a vincere una medaglia nella storia della combinata ai giochi olimpici. 12 volte sul podio in Coppa del Mondo.

Per chi non potesse recarsi a Falun è possibile seguire le gare e mantenersi aggiornati sui risultati grazie alle applicazioni ufficiali per smartphone e tablet scaricabili a questo link.

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Italia e Svezia a confronto in 4 statistiche

Prima di scatenare l’inferno mi sento in dovere di fare alcune precisazioni. Il titolo è volutamente provocatorio. Chiunque abbia un minimo di buon senso sa che alcuni confronti sono inattendibili, soprattutto quando parliamo di paesi e culture.

Va sottolineato pure che anche se volessimo fare un vero e proprio confronto, non lo si potrebbe fare mettendo a confronto solo 4 statistiche. In primo luogo quattro soli KPI Key Performance Indicator, sono effettivamente troppo pochi, inoltre la statistica è uno strumento facilmente strumentalizzabile.

Detto ciò, consapevole di aver messo le mani avanti in modo deciso, voglio spiegare il perché del presente post. Negli ultimi mesi ho letto molto sulla Svezia e sempre di più mi sono reso conto di alcuni luoghi comuni che gli italiani hanno nei confronti del paese scandinavo. Ho qui riportato quattro aspetti, a parer mio importanti, per poter farsi un’idea del livello di civilizzazione di un paese.

Le 4 statistiche che ho voluto comparare riguardano alcuni temi della vita che sono a me cari e che credo vadano approfonditi nei confronti di ogni paese.

ISU – Indice di Sviluppo Umano
L’indice di sviluppo umano o più semplicemente ISU, è un indice nato nel 1990 dallo studio di un economista pakistano e adottato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per misurare la qualità della vita dei paesi dal 1993. L’ISU si ottiene facendo la media geometrica di altri tre indici:

  • Indice di Aspettativa di Vita (IAV)
  • Indice di Istruzione (II)
  • Indice di Reddito (IR)

La Svezia è stata al primo posto, a livello globale, nel 1997 e ancor prima nel 1985, mentre nel 2012 al 7° con un ISU pari a 0,916 in crescita rispetto al dato precedente, mantenendosi al 4°posto tra gli stati europei al pari dell’Irlanda. L’Italia si piazza al 25° posto con un ISU pari a 0,881, rimanendo comunque a metà della fascia alta dei paesi con Indice di Sviluppo Umano molto alto.

Aspettativa di Vita
L’aspettativa di vita è niente meno l’età che statisticamente è “il numero di anni vissuti mediamente da un gruppo di persone della stessa nazione lo stesso anno, con livello di mortalità costante” (Wikipedia). I nostri due paesi sono vicini come posizione, l’Italia si colloca all’8° posto dei paesi ONU e all’11° della classifica totale con una media di 82,03 anni di speranza di vita. La Svezia segue a ruota al 9° posto dei paesi ONU e al 12° della classifica totale con 81,89. L’aspetto più interessante è però dato dalla differenza di aspettativa per genere. In Svezia gli uomini possono sperare di arrivare a 80,03 e in Italia a 79,40 anni. Ora è facile fare dell’umorismo sul fatto che sia dura sopportare le donne italiane 🙂

Livello di Istruzione Terziaria
Uno degli obiettivi di Europa 2020 è quello di raggiungere una percentuale di persone tra i 30 e i 34 anni laureate (istruzione terziaria) pari ad almeno il 38% della popolazione. Dall’immagine qui sotto è facilmente intuibile l’arretratezza italiana rispetto al livello svedese di istruzione e comunque a quello europeo. A tal proposito rimando ad un mio articolo scritto il book blog Kuiper Belt dove analizzo gli ultimi dati ISTAT in merito ai lettori e alla lettura in Italia.

Persons_aged_30–34_with_tertiary_education_(ISCED_levels_5_and_6)_attainment,_by_NUTS_2_regions,_2012_(1)_(%_of_30–34_year-olds)_RYB14

 

Corruption Perception Index
Il CPI è il cosiddetto indice della corruzione percepita nel settore pubblico. Questo indice nasce nel 1995 dall’associazione Transparency International. La classifica pubblicata annualmente da Transparency ordina i paesi in base al “livello secondo il quale l’esistenza della corruzione è percepita tra pubblici uffici e politici”.

La Svezia si piazza al 4° posto nella classifica 2014, dopo Danimarka Nuova Zelanda e Finlandia. L’Italia ottiene nel 2014 il 67° posto, dopo stati come Ewanda, Ghana, Bulgaria, Oman, Namibia o Botswana.

Corruption Perception Index 2014

Per altre consultazioni puoi visitare:

Curator of Sweden: Twitter e la Svezia nell’era del web

Curators of Sweden

La cultura digitale in Svezia è decisamente all’avanguardia, soprattutto se paragonata alla primitiva evoluzione digitale italiana. Detto ciò è facile trovare profili governativi interessanti su Facebook, twitter, Pinterest etc.

Oggi vorrei parlare di Twitter e di quanto sia indicativo della cultura democratica svedese la gestione di @sweden. Questa iniziativa nasce il 10 dicembre 2011 da una collaborazione tra  Svenska Institutet e VisitSweden con l’agenzia Volontarie diventando il primo account al mondo ad essere gestito dai cittadini, divenuto presto ispirazione per altri paesi o città.

@sweden è un account che rappresenta la Svezia, e lo fa nella maniera più semplice possibile. Ogni settimana un cittadino svedese viene incaricato di twittare con quell’account. Questa settimana ad esempio è possibile twittare con Margit. La bio recita:

A new Swede every week / Your everyday conservative Swedish chef in the deep south of rural Skåne. Eager to astonish, hard to please

Mentre la prima parte della bio epica ciò di cui abbiamo parlato fino ad ora, la seconda cambia di settimana in settimana con il cambio della gestione. Come si può leggere su Curators Of Sweden questa iniziativa è iniziata per poter far percepire a chi vive all’estero il cuore del paese scandinavo: i cittadini svedesi.

Obiettivi politici, comincio, investimenti, visitatori, scambio di talenti e creatività dipendono pesantemente dalla percezione di un paese nel mondo che lo circonda. Lo sviluppo svedese e la prosperità futura dipendono dalle forti relazioni con il mondo e dalle maggiori attività con gli altri Paesi. Ciò è possibile solamente se le persone avranno familiarità con la Svezia e saranno interessati a ciò che può loro offrire.

recita il sito per spiegare il perché di Curatos of Sweden. 

Ecco un breve video che racconta di questa bellissima iniziativa

Giallo Svezia: dalla letteratura al fascino svedese

GialloSveziaGiallo Svezia non è semplicemente una raccolta di racconti edita da Marsilio.
Giallo Svezia è un vero e proprio progetto editoriale della casa editrice padovana.

Prendete 18 racconti, alcuni inediti, di autori come Åsa Larsson, Tove Arsterdal, Stieg Larsson, Henning Mankell e molti altri. Prendete le affascinanti atmosfere del paese scandinavo e calatevi in 18 storie che spaziano dal giallo al noir al thriller, con un pizzico di horror. Prendete tutto ciò, un comodo sofà, un tè caldo e vi posso garantire che otterrete qualche ora di rigenerante lettura.

L’antologia pubblicata da Marsilio Editore è semplicemente questo: 18 bellissimi racconti scritti dai grandi maestri del giallo svedese. Per un lettore di gialli è un invito a nozze, oltre che essere un’occasione per scoprire qualche nuovo autore ai già noti.

Ma, come già accennato qui sopra, Giallo Svezia non è semplicemente una antologia. Il piano di Marsilio, editore serio, anche se non troppo economico nelle sue edizioni digitali, si traduce nel trasformare questa sua opera in uno strumento per diffondere a cultura del giallo nordico in Italia.

L’editore Veneto si dimostra però lungimirante nella strategia digitale del lancio di questa opera/collana, alla quale dedica un sito dedicato, dove è possibile sfogliare il catalogo degli autori o scegliere un libro in base ai luoghi che vedono lo svolgimento delle vicende narrate. Un tentativo riuscito di legare la letteratura al territorio svedese, dalla Stoccolma di Stieg Larsson alla Kiruna di Åsa Larsson, dalla Öland di Johan Theorin alla Ystad di Henning Mankell fino alla Fjällbacka di Camilla Läckberg. Inoltre se vi iscriverete alla newsletter vi verrà regalato un eBook (del valore di circa 8 €, mica bruscolini) che però non potrete leggere se avete un eReader di Amazon (il famigerato Kindle) e dato che i lettori Amazon coprono circa il 50% del mercato, quello di Marsilio sarà un regalo inutile (come nel mio caso).

Ancora di più si dimostra interessante la strategia adottata sui social come Facebook dove la grande maggioranza dei contenuti condivisi dalla pagina Giallo Svezia vadano a parlare della cultura svedese e dei bellissimi luoghi del paese scandinavo. È indicativo è rassicurante vedere una casa editrice puntare sulla cultura di un paese dotato di un fascino di fronte al quale non è facile rimanere indifferenti. A partire dalle tradizioni in periodo di avvento ai grandi risultati raggiunti dalla Svezia in materia di sicurezza stradale, la pagina Giallo Svezia su Facebook porta il lettore nella patria europea del giallo prendendolo per mano e facendogli conoscere le abitudini e le usanze svedesi. Di ieri è il post riguardante lo straordinario evento dell’aurora boreale visibile da Stoccolma, e del 7 gennaio una bellissima infografica dal titolo 10 steps to swedify yourself (da babbel.com).

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