Curator of Sweden: Twitter e la Svezia nell’era del web

Curators of Sweden

La cultura digitale in Svezia è decisamente all’avanguardia, soprattutto se paragonata alla primitiva evoluzione digitale italiana. Detto ciò è facile trovare profili governativi interessanti su Facebook, twitter, Pinterest etc.

Oggi vorrei parlare di Twitter e di quanto sia indicativo della cultura democratica svedese la gestione di @sweden. Questa iniziativa nasce il 10 dicembre 2011 da una collaborazione tra  Svenska Institutet e VisitSweden con l’agenzia Volontarie diventando il primo account al mondo ad essere gestito dai cittadini, divenuto presto ispirazione per altri paesi o città.

@sweden è un account che rappresenta la Svezia, e lo fa nella maniera più semplice possibile. Ogni settimana un cittadino svedese viene incaricato di twittare con quell’account. Questa settimana ad esempio è possibile twittare con Margit. La bio recita:

A new Swede every week / Your everyday conservative Swedish chef in the deep south of rural Skåne. Eager to astonish, hard to please

Mentre la prima parte della bio epica ciò di cui abbiamo parlato fino ad ora, la seconda cambia di settimana in settimana con il cambio della gestione. Come si può leggere su Curators Of Sweden questa iniziativa è iniziata per poter far percepire a chi vive all’estero il cuore del paese scandinavo: i cittadini svedesi.

Obiettivi politici, comincio, investimenti, visitatori, scambio di talenti e creatività dipendono pesantemente dalla percezione di un paese nel mondo che lo circonda. Lo sviluppo svedese e la prosperità futura dipendono dalle forti relazioni con il mondo e dalle maggiori attività con gli altri Paesi. Ciò è possibile solamente se le persone avranno familiarità con la Svezia e saranno interessati a ciò che può loro offrire.

recita il sito per spiegare il perché di Curatos of Sweden. 

Ecco un breve video che racconta di questa bellissima iniziativa

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Giallo Svezia: dalla letteratura al fascino svedese

GialloSveziaGiallo Svezia non è semplicemente una raccolta di racconti edita da Marsilio.
Giallo Svezia è un vero e proprio progetto editoriale della casa editrice padovana.

Prendete 18 racconti, alcuni inediti, di autori come Åsa Larsson, Tove Arsterdal, Stieg Larsson, Henning Mankell e molti altri. Prendete le affascinanti atmosfere del paese scandinavo e calatevi in 18 storie che spaziano dal giallo al noir al thriller, con un pizzico di horror. Prendete tutto ciò, un comodo sofà, un tè caldo e vi posso garantire che otterrete qualche ora di rigenerante lettura.

L’antologia pubblicata da Marsilio Editore è semplicemente questo: 18 bellissimi racconti scritti dai grandi maestri del giallo svedese. Per un lettore di gialli è un invito a nozze, oltre che essere un’occasione per scoprire qualche nuovo autore ai già noti.

Ma, come già accennato qui sopra, Giallo Svezia non è semplicemente una antologia. Il piano di Marsilio, editore serio, anche se non troppo economico nelle sue edizioni digitali, si traduce nel trasformare questa sua opera in uno strumento per diffondere a cultura del giallo nordico in Italia.

L’editore Veneto si dimostra però lungimirante nella strategia digitale del lancio di questa opera/collana, alla quale dedica un sito dedicato, dove è possibile sfogliare il catalogo degli autori o scegliere un libro in base ai luoghi che vedono lo svolgimento delle vicende narrate. Un tentativo riuscito di legare la letteratura al territorio svedese, dalla Stoccolma di Stieg Larsson alla Kiruna di Åsa Larsson, dalla Öland di Johan Theorin alla Ystad di Henning Mankell fino alla Fjällbacka di Camilla Läckberg. Inoltre se vi iscriverete alla newsletter vi verrà regalato un eBook (del valore di circa 8 €, mica bruscolini) che però non potrete leggere se avete un eReader di Amazon (il famigerato Kindle) e dato che i lettori Amazon coprono circa il 50% del mercato, quello di Marsilio sarà un regalo inutile (come nel mio caso).

Ancora di più si dimostra interessante la strategia adottata sui social come Facebook dove la grande maggioranza dei contenuti condivisi dalla pagina Giallo Svezia vadano a parlare della cultura svedese e dei bellissimi luoghi del paese scandinavo. È indicativo è rassicurante vedere una casa editrice puntare sulla cultura di un paese dotato di un fascino di fronte al quale non è facile rimanere indifferenti. A partire dalle tradizioni in periodo di avvento ai grandi risultati raggiunti dalla Svezia in materia di sicurezza stradale, la pagina Giallo Svezia su Facebook porta il lettore nella patria europea del giallo prendendolo per mano e facendogli conoscere le abitudini e le usanze svedesi. Di ieri è il post riguardante lo straordinario evento dell’aurora boreale visibile da Stoccolma, e del 7 gennaio una bellissima infografica dal titolo 10 steps to swedify yourself (da babbel.com).

swedify_yourself

Il sistema scolastico svedese

Uno dei pensieri che gravano molto sulla decisione di trasferirsi con dei figli piccoli è quello dell’istruzione. Ci si chiede come funzioni il sistema scolastico del paese in cui si va, se si sarà in grado di scegliere la scuola migliore (come se nell’immaginario svedese potesse essercene una peggiore!), se i nostri figli riusciranno ad integrarsi a comunicare con i loro coetanei senza avere ripercussioni sul loro sviluppo. Ed è su questo argomento che, raccogliendo informazioni, ci si convince ancora una volta che scegliendo la Svezia, si fa la cosa giusta.

Andiamo ad analizzare il sistema scolastico svedese con un piccolo schema.

Sistema Scolastico Svedese

Il sistema scolastico svedese si basa sul principio che ciascuno dovrebbe avere uguali possibilità indipendentemente dall’appartenenza etnica o dalla zona di residenza. Una grande attenzione viene riservata ai più deboli, agli emarginati e agli stranieri.
Molto alto è il controllo ad opera dell’Agenzia Nazionale per l’Istruzione (Skolverket) che ha il compito non solo di sviluppare, valutare, seguire e supervisionare l’organizzazione scolastica, ma anche di verificare che siano rispettati i diritti di ogni studente.

L’origine dell’istituzione scolastica svedese risale all’Alto Medioevo (1000-1200) attraverso la nascita delle prime forme scolastiche istituite presso le cattedrali delle maggiori città sotto il Regno di Danimarca, di matrice cattolicavolte alla formazione di sacerdoti.

La più antica è la scuola della Cattedrale di Lund, fondata nel 1085 dal re danese Knut il Santo.
Successivamente, la scuola della cattedrale di Linköping fondata nel 1167 e di Abo nel 1200 (ora finlandese).
Nel 1527 re Gustavo I Vasa riorganizzò gli istituti in scuole triviali ovvero composte da tre discipline fondamentali: grammatica, retorica e dialettica; ad esse seguivano quattro anni di Ginnasio.
Dopo molto modifiche durante tutto il 1600, nel 1700 vennero introdotte nuove discipline volte soprattutto all’istruzione del ceto medio, con discipline economico-scientifiche.
Nel 1800 ci fu un ulteriore radicale cambiamento, dove vennero introdotte le lingue straniere (francese e tedesco) considerato ormai il latino una lingua in disuso.
Con l’introduzione di tutte queste modifiche si vennero a creare delle divisioni strutturali di vari livelli edato che la maggior parte degli allievi optava per la formazione inferiore dove non era previsto l’esame finale, la scuola fu riorganizzata secondo lo statuto scolastico del 1905 in corsi inferiori di sei anni chiamati “scuola media inferiore” ed una scuola superiore di quattro anni chiamata “ginnasio”.
Successivamente, nel 1928, fu introdotto un esame anche nella scuola media nferiore chiamato “esame medio”.
Dal 1918 furono istituite anche scuole tecniche a livello ginnasiale che diedero vita agli “istituti scolastici tecnici” costituiti sia da un ginnasio tecnico triennale e sia da un corso tecnico elementare biennale.
A partire dal 1905 inoltre ebbero accesso all’istruzione pubblica anche le donne, inizialmente solo nelle scuole medie inferiori per poi essere ammesse a frequentare il ginnasio a partire dal 1920; è tuttavia solo con lo statuto scolastico del 1928 che questo divenne ufficiale.
Nel 1964 il Parlamento deliberò di istituire un nuovo ginnasio diviso in cinque indirizzi (linee): umanistico, di scienze naturali, di scienze sociali, economico e tecnico.I cinque indirizzi avevano ciascuno una durata triennale, quella tecnica (Yrkesskola) prevedeva anche un quarto anno di specializzazione. Negli stessi anni venne istituita una scuola obbligatoria di base di nove anni che si consolidò nel 1971.

Per quanto ci riguarda, la nostra attenzione è indirizzata maggiormente alla scuola dell’infanzia. La tradizione Svedese della scuola d’infanzia evidenzia l’importanza del gioco nel processo di sviluppo ed apprendimento.

I principali temi educativi sono rappresentati da:
– sviluppo personale, emotivo e sociale.
– comunicazione, parlare ed ascoltare.
– conoscenza e comprensione del mondo circostante.
– sviluppo creativo ed estetico.
– consapevolezza e sviluppo di abilità matematiche.

A partire dai sette anni è possibile accedere alla scuola dell’obbligo che dura fino ai 16 anni dove vengono approfondite lingua Svedese, l’inglese, le scienze matematiche, le scienze naturali, gli studi sociali, gli studi religiosi, le arti e mestieri, educazione fisica e sanitaria.

Il passo successivo è il Gymnasieskola, di libero accesso e gratuito che ha lo scopo di dare una formazione generale e di preparazione al lavoro o all’università.

Il sistema scolastico svedese è ispirato dalle teorie del “new public management” applicate con l’obiettivo di sostituire un modello di gestione di stampo burocratico e gerarchizzato – ritenuto deresponsabilizzante e poco efficace – con uno manageriale, che chiede a tutte le figure scolastiche (dai presidi agli studenti) di assumere nuove e diverse responsabilità nella vita scolastica di tutti i giorni, di operare in modo trasparente e di rendere conto dei risultati conseguiti con le risorse messe a loro disposizione.

Ricordiamo che tutte le scuole sono gratuite e che le famiglie possono scegliere istituti privati, godendo di sovvenzioni garantite dallo stato o dall’ente locale che le gestisce.

image by skolverket.se

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Il mito dei suicidi in Svezia

Da quando ho realizzato che avrei dovuto aprire questo blog, ho capito che avrei dovuto affrontare questo tema con una certa urgenza. Spesso e volentieri quando parlo della Svezia  con amici o conoscenti mi sento dire che è il primo paese per suicidi in Europa, se non nel mondo. Ora, dato che non credo a queste classifiche tirate fuori a casaccio, ho deciso di andare a documentarmi sul sito della Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), su Wikipedia e su altri siti che reputo fonti affidabili.

Secondo Wikipedia la Svezia si colloca al 34° posto nel mondo (dati 2012), addirittura dopo paesi europei come Germania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Bosnia, Francia, Estonia, Austria, Finlandia, Belgio, Polonia, Moldavia, Russia, Croazia, Ucraina, Bielorussia, Lettonia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia e Lituania (che detiene il primato europeo mentre si posiziona al secondo posto dopo la Groenlandia). Questa classifica non è del tutto affidabile in quanto non troviamo omogeneità nei dati. In alcuni casi si hanno dati relativi al 2012, in altri del 2013 o del 2011, capita addirittura di avere dati ancora più vecchi.

Sempre spulciando su Wiki sono riuscito a trovare questo grafico che mette in luce il motivo per il quale si ritiene che il paese scandinavo detenga il triste primato. Tra i sette paesi presi come campione, negli anni settanta la Svezia era sicuramente il paese con il maggior numero Suicide-deaths-per-100000-trenddi suicidi. Questo trend è andato calando negli anni tanto da poter dire che nel 2007 le morti per suicidio in Svezia erano praticamente la metà rispetto a quelle del 1970. Ora si attesta ai livelli di Stati uniti, Norvegia e Nuova Zelanda, mentre appare chiaramente più drammatica la situazione di Svizzera e Giappone.

Un articolo del New York Times del 22 aprile 2011 sottolinea che comunque il tasso di suicidi (calcolato in base di 1 su 100.000 abitanti) confrontato con altri di paesi industrializzati appartenenti al cosiddetto primo mondo sia relativamente alto e probabilmente dovuto agli inverni bui oltre che ad un approccio culturalmente diverso al suicidio stesso.

Un’altra interessante fonte che offre i propri dati online, scaricabili in excel o in PDF è la Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD). Dai dati pubblicati qui si evince che  su 25 paesi presi in esame la Svezia risulta essere mediamente oltre il 10° posto negli anni che vanno dal 2005 al 2012 mantenendosi a metà di questa triste classifica.

Se poi andiamo a leggere i 10 miti da sfatare sul sito sweden.se troviamo al 10° posto il fatto che la Svezia è globalmente oltre il 40° posto nel ranking mondiale sei suicidi (loro si rifanno all’OECD Better Life Index).

In conclusione possiamo dire che il mito della Svezia come capitale mondiale dei suicidi va sfatato, nonostante si basi con tutta probabilità su dati reali, ma relativi agli anni settanta del secolo scorso.

Il Natale svedese

Illustrazione di Thomas Nast del 1881

Illustrazione di Thomas Nast del 1881

Come è vero che Santa Lucia è una delle festività più sentite dagli svedesi, Natale è un momento magico, di luci e sorprese nel bel mezzo del buio inverno scandinavo.

In molti siti potrete trovare informazioni utili sul natale in Svezia, a partire dai Mercatini (ne abbiamo parlato pure noi qui) fino alle particolari ricette di dolci natalizi.

Secondo visitsweden.com

“le festività natalizie in Svezia sono un empio miscuglio di riti pagani, feste della tradizione vichinga, liturgie cristiane, folkloristiche creature del bosco, santi sud-europei e usanze tedesche”

Midvinterblot
Midvinterblot era una celebrazione vichinga dalle dimensioni colossali, per festeggiare la fine dei giorni più corti dell’anno. Secondo il calendario giuliano il solstizio d’inverno (Yule) era il 13 dicembre che, in questo caso coincide nel calendario gregoriano con Santa Lucia. Secondo la tradizione, Odino insieme ad altri Asi e guerrieri morti organizzava in questi giorni una battuta di caccia. I bimbi, in quest’occasione appendevano ai caminetti delle calze ripiene di paglia e carote per sfamare Sleipnir (il cavallo di Odino). In cambio il re degli dei riempiva le calze di dolciumi.

Julbock yule_goat
La Julbock o Yule Goat è la tradizionale capra di paglia natalizia. L’origine di questa tradizione sembra essere, anche in questo caso, pre-cristiana. Secondo la credenza popolare nell’antichità questo fu un modo per rendere omaggio a Thor che cavalcava un carro volante trainato da due capre Tanngrisnir and Tanngnjóstr. Dagli anni 60, il primo giorno di avvento viene eretta una gigantesca capra di paglia nel centro della città di Gävle nella Svezia centrale. Oltre a quella di Gävle, molte altre città hanno adottato successivamente questa tradizione. Visti i frequenti atti di vandalismo che hanno visto dare fuoco prima del tempo alla capra, dal 2006 il materiale usato per farla è ricoperto di un liquido anti infiammabile.

JultomtenJenny Nystrom 1
Babbo Natale fu disegnato per la Coca Cola da Haddon “Sunny” Sundblom (di madre svedese) nel 1931. Si ritiene che trasse ispirazione dal Babbo Natale delle illustrazioni di Jenny Nyström (1854-1946). Jenny Eugenia Nyström figlia di un maestro e insegnate di piano studiò a Göteborg, Stoccolma (alla Royal Swedish Academy of Arts) e Parigi (dal 1882 al 1886 all’Académie Colarossi e all’Académie Julian). Nella capitale francese venne a conoscenza del mercato delle cartoline, che pubblicò con l’editore svedese Bonnier il quale però declinò la proposta. La S. A. Hedlund Publishing le pubblicarono successivamente nel 1871 come illustrazioni delle storie di Natale dell’autore Viktor Rydberg con il titolo di Lille Viggs äventyr på julafton.

Tjugondag Knut
Natale non è un giorno, Natale è soprattutto un periodo, che va da metà novembre fino al 13 gennaio, il giorno di Tjugondag Knut. Il giorno di St. Knut’s day, o “ventesimo giorno di Yule”, è il giorno durante il quale gli alberi natalizi vengono smontati e i dolci mangiati. Più o meno come la nostra Befana rappresenta la fine delle feste.

Tra le principali fonti sulla cultura del Natale in Svezia vi suggeriamo svezia.cc e visitsweden.com.

God Jul till alla 😉

Fika is my religion

Quello che per noi (italiani) può sembrare una parola poco consona, per gli svedesi è una vera e propria istituzione sociale. E’ anche una delle prime parole che tutti gli stranieri imparano in territorio svedese.

Parliamo della Fika, l’usanza di “bere il caffè” solitamente accompagnato da un dolce, preferibilmente in compagnia. Il termine Fika deriva dalla parola Kaffi (Caffè in svedese, nel XIX° secolo) dove le due sillabe sono invertite.

Quando diciamo che è un fenomeno sociale e per socializzare non scherziamo, in quanto è una “scusa” per prendere una pausa e migliorare l’umore della giornata. Può avvenire in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, con la famiglia, i colleghi, gli amici ed è una tradizione alla quale gli svedesi non rinunciano mai.

Fika1

Tipicamente si usa consumare un dolce come Kanelbullar, Sötsak Kakaoboll, vari tipi di torte oppure con un delizioso sandwich svedese a base di gamberetti, uova, lattuga.

Pare che gli svedesi siano tra i maggiori consumatori di caffè e dolci in Europa. È evidente quanto questo momento venga apprezzato e quanto questo popolo tenga a farlo bene! E’ stato infatti stimato che consumino in media 316 Kanelbullar all’anno, senza contare quelle prodotte in casa!

Potete scegliere se fare Fika (si pronuncia fee-ka) in uno dei tantissimi intimi bar del centro storico di Stoccolma o in locali più grandi dove spesso è possibile sfruttare anche la connessione wi-fi gratuita.

Anche per noi è diventata un’abitudine irrinunciabile, ogni volta che approdiamo in terra scandinava ci riprendiamo dal viaggio davanti ad una bella tazza di caffè (o tè) pianificando l’itinerario del nostro viaggio.

Tante curiosità e la ricetta regina delle Kanelbullar sul sito Sweden.se

Il Mesolitico in Svezia

La maggiore fonte di informazioni del mesolitico (7.000 a.C. – 3.000 a.C.) lo dobbiamo ad alcuni ritrovamenti sulla costa occidentale svedese, nello Halland settentrionale fino al fiordo di Oslo attraverso la regione del Bohuslän. In quest’area fiorì la cosiddetta cultura di Fosna con la sua contemporanea svedese cultura di Hensbacka.

Parliamo di insediamenti che trovavano nella pesca e non nella caccia alla renna la principale attività di sostentamento. Questi gruppi si nutrivano di pesci, foche e crostacei. Il livello del mare oggi è molto più basso rispetto al mesolitico, quindi questi ritrovamenti sono situati lontano dalle attuali coste ad altezze, sul livello del mare, di addirittura oltre cento metri.

Nel nostro percorso sulle tracce della vita in Svezia, durante la preistoria, fanno qui la propria apparizione nel mesolitico le asce, oggetti importantissimi per capire l’evoluzione della cultura preistorica scandinava e non solo. Tra le forme di asce più importanti risalenti al mesolitico scandinavo possiamo riconoscere le asce a lavorazione bifocale e le asce a scheggia.

Il Baltico nel MesoliticoLa cultura di Maglemosian
Geograficamente la Svezia appare in questo periodo molto diversa rispetto al paleolitico. I ghiacci ci hanno messo circa seimila anni a retrocedere dalla Skania al Norrland. Le foreste di pini abbondano nel sud insieme a querce e altre piante decidue. Nel centro e nel nord del paese troviamo pini e betulle in abbondanza. Questi cambiamenti della vegetazione influirono naturalmente sulla fauna che oggi appare più ricca. Fa la sua ricomparsa il cinghiale selvatico,  già presente durante il periodo di Alleröd con orsi, alci e e cervi. La ricchezza di cibo e di risorse favorisce, ne VII millennio, la nascita di una cultura più evoluta: la cultura di Maglemosian.

Questa cultura, diffusa anche in Inghilterra, Belgio, Germania del nord e ovviamente Danimarca, è presente nel sud della Svezia, anche se alcuni ritrovamenti più a nord fanno intuire che dei cacciatori nomadi si spinsero fino al centro dell’attuale Svezia. Diversi siti si trovano vicino a Ringsjö, nella Scania centrale sulle sponde del lago Ringsjön. La cultura Maglemosiana è incentrata sulla caccia e sulla pesca, quindi pure la sua arte si rifà al suo sostentamento, le sue prede. Parliamo di piccoli gruppi semi nomadi che probabilmente non seppellivano i propri morti, ma avevano addomesticato il cane. Tracce significative di questa cultura sono presenti anche a Gotland.

La comparsa della ceramica 
Mentre il livello del mare si alza e il Baltico si riempie di acqua salata proveniente dall’Oceano Atlantico, fa la sua apparizione in Scania una nuova cultura conosciuta come cultura di Ertebölle. A questo periodo (5.300 a.C. – 4.000 a.C.) possiamo attribuire la comparsa della ceramica in Svezia. Stiamo parlando di una cultura la cui economia si basava sul pesce che veniva pescato grazie ad arpioni lunghi fino a 4 metri o con trappole utilizzando le corna di grossi cervi come uncini. La caccia era comunque diffusa e le prede predilette erano cervi, caprioli, alci, cinghiali e uccelli marittimi.

Da Lihuit al Neolitico
A nord fanno la loro comparsa culture come Lihuit e Nøstved (6.200-3.200 a.C.) derivanti con tutta probabilità dalla cultura Fosna-Hensbacka in Norvegia e sulle coste occidentali della Svezia. Gli insediamenti di questi gruppi crebbero nel tempo a dimostrazione delle tesi riguardanti una crescita demografica e della passaggio ad una vita più sedentaria.

 

Santa Lucia: una festa anche svedese

Che la Svezia fosse una delle nazioni più laiche d’Europa si sapeva. Fa molto effetto sapere che è forse il paese dove la santa siciliana è più festeggiata, al di fuori dell’Italia ovviamente.

649014 FESTA DI SANTA LUCIA IN PIAZZA DUOMOAll’alba del 13 dicembre moltissime bimbe svedesi vestite di bianco e tenendo in mano una candela si apprestano a rendere grazie a Santa Lucia. La processione che ha luogo in ogni città vede il corteo, chiuso da folletti, donare focaccine allo zenzero (lussekatter) agli adulti spettatori. Nelle settimane che precedono l’evento vi è una sorta di concorso per l’elezione della bimba più adatta a rappresentare la santa e delle sue damigelle per ogni città. Giornali e media seguono regolarmente l’evento.

L’origine di questo concorso pare sia dovuta ad un quotidiano nel 1927 che indisse per la prima volta l’elezione della giovane santa, facendo votare i propri lettori.

Leggete questo articolo di di Visit Sweden per saperne di più.

Viveca Sten – Il corpo che affiora

Viveca Sten è unsten-viveca-i-de-lugnaste-vatten‘autrice ancora sottovalutata nel nostro paese. Nata a Stoccolma nel 1959 ha pubblicato il suo primo romanzo I de lugnaste vatten nel 2008, divenuto film nel 2010 e tradotto in italiano per Rizzoli nel 2011 con il titolo Il corpo che affiora: Svezia, i misteri dell’isola di Sandhamn (disponibile solo in eBook per meno di 2 euro).

L’ambientazione è semplicemente fantastica. Ci troviamo, come si evince dal titolo, a Sandhamn, una delle isole esterne dell’arcipelago di Stoccolma, a circa 2 ore dalla capitale.

Con la primavera le giornate si sono allungate e la piacevole temperatura di maggio permette agli abitanti di godersi appieno l’aria aperta. I primi turisti, dalla capitale, ma non solo, cominciano a popolare l’isola approfittando dello spettacolo offerto dalla regata che tradizionalmente viene organizzata ogni anno.

L’idillio è interrotta dal ritrovamento di un cadavere….di più non posso dirvi.

Buona lettura 😉

Isola di Djurgården

Che siate a Stoccolma per cultura o divertimento, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Tra le varie location di svago non potete farvi sfuggire il parco di Gröna Lund, situato sull’isola Djurgården, il più antico della Svezia fondato nel 1883 e ad oggi attivo con parco divertimenti, esercizi commerciali e zone dedicate a musica live di portata internazionale.

Ma facciamo una panoramica della zona, spendendo alcune parole per la meravigliosa isola che, oltre ad ospitare questo fantastico parco divertimenti, può vantare anche numerosi musei che possono soddisfare la vostra sete di cultura; ne citiamo alcuni che non potete non visitare.

Vasamuseet, che accoglie il Regalskeppet Vasa, galeone svedese che affondò durante il suo viaggio inaugurale nell’agosto del 1628. La struttura museale è stata costruita attorno al vascello che può essere osservato da diversi livelli (ma non all’interno) e sono stati ricostruite alcune sezioni a grandezza naturale degli interni per offrire al visitatore la possibilità di “entrare” nella vita del vascello. Sono inoltre esposti moltissimi manufatti e documenti rinvenuti ed è possibile interagire con le dinamiche di navigazione grazie a delle postazioni di simulazione.

Skansen il più antico museo all’aperto di cui potete trovare maggiorni informazioni nell’articolo che gli abbiamo dedicato a questa pagina.

Nordiska Museet che ripercorre l’ultimo mezzo secolo di storia, usi e costumi svedesi.

Waldemarsudde storicamente dimora del Principe Eugens Waldemarsudde che, grazie alla sua formazione artistica, decise di acquistare il terreno per costruire un edificio agli inizi del ‘900 per esibire le sue opere. Dopo la morte del principe è stato convertito in museo ed ospita oggi una collezione di dipinti del principe e di altri artisti. L’edificio è composto dalla struttura principale che ospitava la dimora del Principe e da una galleria costruita successivamente. Il tutto incorniciato da un curato giardino ricco di piante e fiori.

Thielska Galleriet ospita la collezione di Ernest Thiel, un noto uomo d’affari di inizio ‘900 che fece costruire l’edificio in quanto la sua casa non era abbastanza grande per ospitare la sua collezione di quadri. Tra questi possiamo ammirare dipinti di Bruno Liljefors, Ernst Josephson, Edvard Munch, Eugène Jansson, Carl Larsson, August Strindberg and Anders Zorn, Paul Gauguin and Henri Toulouse-Lautrec oltre ad alcune sculture di Auguste Rodin and Gustav Vigeland.

L’isola di Djurgården è raggiungibile a piedi o con gli autobus, ma il mezzo più caratteristico e più comodo è sicuramente il traghetto che permette di godere di una prospettiva accattivante dell’arcipelago.

Djurgården